Lavoro Occasionale

mercoledì 9 luglio 2014 -

Il Lavoro Occasionale o Prestazione d’Opera Occasionale è disciplinato nel nostro ordinamento giuridico dall’articolo 61 del D.lgs.276/2003 e dall'art.4 della Legge n.30 che disciplina le forme di collaborazione lavorativa non subordinate per lavori di breve o brevissima durata.


 

Il Lavoro Occasionale o Prestazione d’Opera Occasionale è disciplinato nel nostro ordinamento giuridico dall’articolo 61 del D.lgs.276/2003 e dall'art.4 della Legge n.30 che disciplina le forme di collaborazione lavorativa non subordinate per lavori di breve o brevissima durata. Nella fattispecie, questa forma rapporto lavorativo pone dei paletti economici e temporali in quanto prevede che lo stesso rapporto non deve superare i 30 giorni lavorativi e la somma di € 5000,00 nel corso dello stesso anno solare. Il lavoratore / collaboratore che svolge questo tipo di prestazione non è obbligato ad aprire la partita IVA e il pagamento della prestazione lavorativa viene assoggettato al regime della ritenuta d’acconto per prestazione d’opera occasionale con il 20% di aliquota fissa. La legislazione in materia prevede inoltre che questo tipo di rapporto entro il limite di non è soggetto all’obbligo contributivo.

Il lavoratore / collaboratore, deve fornire all'azienda / committente privato a cui presta il proprio lavoro, una ricevuta per prestazione d’opera occasionale che indica l’importo della prestazione stessa. Il lavoratore deve certificare che i propri redditi non superano la soglia dei 5000,00 € annui La Prestazione d’Opera Occasionale, viene poi suddivisa in varie tipologie che conviene conoscere al fine di avere un rapporto tra Collaboratore e Committente e tutti e due verso il fisco che sia il più corretto e lineare possibile.

La soglia dei 5000,00 € annui potrebbe lasciare spazio a fraintendimenti se intesa in modo superficiale e non contestualizzata nella fattispecie del rapporto in essere tra Collaboratore e Committente. La “Collaborazione Occasionale” menzionata nella Riforma Biagi ai rapporti co-co-co (Collaborazione Coordinata Continuativa) inferiori ai 30 giorni lavorativi ed ai 5000,00 € lordi nello stesso anno solare sono riferiti allo stesso committente e non devono essere confuse né con il Rapporto di Lavoro Occasionale Accessorio, né con il Lavoro Autonomo Occasionale che corrispondono invece ad una qualificazione giuridica e quindi ad un regime fiscale differente. Per meglio comprendere queste differenze, di seguito riportiamo la descrizione delle differenti tipologie di Collaborazione Occasionale.

Lavoro Autonomo Occasionale

Fanno parte di questa tipologia tutte quelle prestazioni che trovano la loro fonte normativa nelle disposizioni dell'art. 2222 e seg. del Codice Civile sul contratto d'opera. Queste fonti specificano chiaramente che “a prescindere dalla durata e dall'importo percepito, hanno carattere del tutto episodico e sono completamente svincolate dalle esigenze di coordinamento con l'attività del committente”. Dal punto di vista fiscale, i compensi derivanti da questo rapporto lavorativo vengono qualificati come “Redditi Diversi”.

Lavoro Occasionale Accessorio

Fanno parte di questa tipologia tutte quelle prestazioni puramente occasionali che non sono riconducibili ad altre tipologie contrattuali tipiche di lavoro subordinato o autonomo. I compensi maturati dal lavoratore per tali prestazioni sono del tutto esenti ai fini fiscali e non incidono sullo stato occupazionale dello stesso (disoccupato o inoccupato). Il D.Lgs 276/03 ha previsto, per queste prestazioni, un nuovo meccanismo di tutela previdenziale e di copertura assicurativa strutturato con i vouchers o buoni lavoro.

Collaborazioni Occasionali

Fanno parte di questa tipologia tutte quelle prestazioni che la riforma Biagi ha ritenuto non meritevoli della tutela del progetto, perché di breve durata e di modesto importo (30 giorni e massimo € 5000,00 nello stesso anno solare con lo stesso committente). Sotto il profilo previdenziale e giuridico, questi rapporti di lavoro occasionale, restano a tutti gli effetti dei rapporti co-co-co (Collaborazione Coordinata Continuativa) pertanto ne conservano i requisiti tipici previsti della Legge 335/95 che istituisce la Gestione Separata. L’iscrizione alla Gestione Separata quindi per questo tipo di rapporto è sempre prevista, a prescindere dalla durata e dall’importo del progetto; inoltre, dal punto di vista fiscale, i redditi derivanti da questi rapporti sono assimilati a quelli da lavoro dipendente, con l'applicazione delle stesse norme di definizione della base imponibile.

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